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Anniversario ACCORD DE SIÈGE

Questo mese, e più precisamente il prossimo 6 giugno, cade il 15mo anniversario della firma dell’ACCORD DE SIÈGE fra lo Stato malgascio e la nostra Fondazione.

Dopo una ponderata valutazione fatta a suo tempo su tutto il territorio, finalmente fu scelta l’isola di Nosy Be per dare inizio alla nostra azione umanitaria. Una delle ragioni principali di questa scelta fu che su quest’isola, già allora principale destinazione turistica del Madagascar, c’era un estremo bisogno d’aiuto per la popolazione più povera, praticamente la maggioranza, e ciò nei settori primari della salute, dell’igiene e dell’istruzione.

Nel frattempo molte cose sono cambiate: il turismo si è sviluppato ulteriormente, purtroppo non sempre nella buona direzione nonostante gli sforzi delle autorità, i mezzi di trasporto e le vie di comunicazione hanno migliorato il contatto con il resto del mondo, la TV e le reti satellitari imperano ormai nel mondo delle comunicazioni, ma il divario tra gli strati della popolazione che ne approfitta, non necessariamente sempre malgascia, e quelli che invece rimangono al margine, per lo più di provenienza rurale, si evidenzia sempre più. Ogni progresso, anche se sostenibile, porta con sé effetti negativi, in modo particolare nei Paesi costretti ad accettarlo, essenzialmente perché troppo rapido e impetuoso. Ormai è un’evidenza conosciuta a tutte le latitudini. Così impostata la globalizzazione provoca squilibri che nel tempo diventano insopportabili.

La Fondazione è cosciente del pericolo, che è subdolo e che di conseguenza provoca stupore in taluni osservatori perché ritengono che siano altre le ragioni, meno esposte, dunque meno favorite, che debbano essere prioritariamente aiutate.

Gli obiettivi della Fondazione sono evidentemente quelli di aiutare le popolazioni più bisognose e succede che quest’ultime, trovandosi in gran parte in regioni messe in equilibrio precario dalla globalizzazione, soffrono molto di più di quelle che si trovano altrove e che volenti o nolenti, sono ancora capaci di accettare il proprio destino in modo naturale. È il caso dell’isola di Nosy Be, una regione che, assieme a numerose altre, sta soffrendo di questo sciagurato fenomeno.